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Arte paleolitica

Il significato dell’arte Paleolitica

L’arte rupestre ha sempre rappresentato un punto interrogativo nello studio della paleontologia umana: dapprima le pitture ritrovate, per la straordinaria qualità che li caratterizzava, venivano difficilmente datate a tempi così remoti. L’origine dell’arte rupestre è anch’essa un mistero, abbiamo tantissime testimonianze sparse per siti archeologici più o meno conosciuti, ma, rimane ancora poco conosciuto il momento che ha dato il via a queste rappresentazioni e soprattutto perchè. Vediamo insieme qualche teoria a riguardo.

L’uomo ha da sempre avuto un grandissimo bisogno di comunicarsi agli altri e lo testimoniano tutti i rinvenimenti, sia di arte parietale che di arte mobiliare, che si sono susseguiti nel corso del tempo.

In assenza di scrittura attraverso forme, colori, simbologie (a volte ancora criptiche per noi) con tecniche pittoriche ben precise e studiate precedentemente, ha potuto raccontare la propria vita e trasmettere informazioni arrivate fino ai giorni nostri.

Diversi studiosi sono convinti che le pitture siano frutto di uno studio dell’ambiente circostante, altri ancora ritengono che le pitture fossero un racconto per le scene di caccia.
L’ipotesi invece che si sta diffondendo sempre più è quella legata ai riti propiziatori

Studiosi, come Breuil e Reinach, infatti, ritenevano che qui, nelle profondità delle grotte, ci fossero dei rituali per assicurare il successo nella caccia e la fecondità della terra e degli animali.
Questo spiegherebbe anche il perchè le immagini non hanno una contestualizzazione ma sono staccate le une dalle altre; a volte si trovano sovrapposte tra loro e questo perchè non è importante l’estetica ma il risultato della rappresentazione.

Il filosofo marxista tedesco Max Raphael (1889-1977), studioso di arte ed estetica, fu il primo a dare una nuova interpretazione per l’arte paleolitica. Nel 1935 visitando alcune caverne con arte parietale pensò che le figure animali non erano isolate, ma costituivano un insieme.

Oltre a considerare le figure animali in relazione l’una con l’altra e in gruppi il cui significato è dato proprio dalla loro associazione, egli adottò il totemismo come criterio di interpretazione: ad es., il soffitto di Altamira rappresenterebbe simbolicamente il conflitto tra il clan del bisonte e quello della cerva.

LEROI-GOURHAN

Alcuni spunti di Annette Laming-Emperaire, la quale propose l’ipotesi di un’associazione donna-bisonte o donna-bisonte-cavallo, vennero ripresi e sviluppati da André Leroi-Gourhan.

Per prima cosa evidenziò il fatto che l’interpretazione dell’arte paleolitica come magia propiziatoria della caccia e della fecondità era inaccettabile (infatti la fauna consumata ben raramente corrisponde al bestiario dell’arte parietale). Non negò mai l’esistenza di riti magici, ma teorizzò che gli uomini del paleolitico potessero manifestare tramite immagini, sentimenti ed idee che, corrispondono a ciò che noi chiamiamo religione.

La sua analisi, prese in considerazione oltre 70 grotte, in cui studiò ed analizzò le figure rappresentate nell’arte parietale, classificando le figure animali in quattro gruppi distinti con le lettere A-D (la E era destinata al simbolismo).

Il gruppo A costituito dal cavallo, animale più raffigurato e presente in quasi tutti i complessi di arte parietale, rappresenta il 27,87% di tutte le figure. La sua assenza costituisce un’eccezione.

Il gruppo B comprende i bovidi, in particolare il bisonte (23,30%), e l’uro (Bos primigenius) (6,26%) e rappresenta il 29,57% delle figure; cavallo e bovidi insieme sono il 57,44% di tutte le figure dell’arte parietale, ne sono quindi il tema centrale.

Il gruppo C è costituito da quelli che Leroi-Gourhan definisce “animali complementari”:

    • cervo (11,28%)
    • mammut (9,36%) (presente nell’area franco-cantabrica, assente in Italia e nel sud della penisola iberica)
    • stambecco (8%)
    • renna (3,8%)

Gli animali complementari sono il 32,54% di tutte le figure animali.

Il gruppo D comprende animali poco raffigurati, spesso posti nelle parti più profonde delle grotte, come l’orso (1,64%), i felini (1,32%) o il rinoceronte (0,73%). Questo gruppo rappresenta il 3,7% delle rappresentazioni

Ancora meno numeroso è il gruppo E, costituito da figure “mostruose” o fantastiche e da pesci ed uccelli con solo l’1,05%.

Tuttavia, le statistiche di Leroi-Gourhan sono obsolete, alcune delle grotte, studiate poi successivamente, hanno rilevato un numero di figure aumentato rispetto a prima. Inoltre sono state scoperte nuove grotte (ad es. Chauvet) che presentano un bestiario molto diverso da quello precedentemente noto.

SEGNI ASTRATTI

Anche i segni astratti presenterebbero una coerente distribuzione all’interno delle grotte.

I segni astratti, un tempo interpretati come lance, boomerang arpioni, capanne, ecc., sembrano confermare la natura simbolica dell’arte parietale paleolitica.
Essi sarebbero schematizzazioni di figure umane o di organi sessuali (quelli larghi di forma ovale la vulva, i claviformi la figura femminile vista di profilo, i segni sottili e allungati il fallo, quelli a forma di piuma una figura umana schematica con il fallo).

LA TEORIA DELLO SCIAMANESIMO

Nel corso di cerimonie collettive, lo sciamano entra in uno stato di coscienza alterata, “trance”, durante la quale il suo spirito viaggia in un mondo parallelo al nostro. Qui lo spirito dello sciamano, entrando in contatto con alcune divinità, aiutato sempre dai suoi animali guida, cerca aiuto per la comunità.

Diversi studiosi hanno cercato e cercano tutt’ora di studiare le pitture rupestri, come l’archeologo ed etnografo sudafricano J.D. Lewis-Williams che ha correlato, arte rupestre alle popolazioni Boscimani, dimostrando la funzione sciamanica dell’arte rupestre.

Questo confronto non ci serve per carpirne le somiglianze tra i boscimani e le popolazioni paleolitiche, ma ci serve a capire gli eventuali stati alterati di coscienza e le percezioni allucinatorie.

Queste teorie sono ancora in corso per cui non sono da considerarsi come finite.

Oltre a erbe allucinatorie come la belladonna o altre prese dallo sciamano per entrare nella trance si pensa che le profondità delle grotte, e la deprivazione sensoriale come conseguenza dell’assenza di luce, favoriscano la formazione di stati allucinatori.

Arte paleolitica

Venere di Willendorf

La venere di Willendorf, famosissimo esempio di arte mobiliare Paleolitica, di cui ho parlato in un articolo tempo fa (lo puoi leggere cliccando qui), non finisce mai di consegnarci nuove informazioni sul suo conto.

Venere di Willendorf – la descrizione

Statuetta steatopigia di soli 11 cm di altezza, riproduce una figura femminile nuda con le braccia, qui ritratte atrofizzate, posate sopra i seni.

I tratti del viso non sono accennati, bensì, ogni punto della testa è ricoperta da un’acconciatura o forse da un copricapo.

Ritrovata nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy, in un sito risalente al Paleolitico superiore, presso Willendorf in der Wachau, in Austria, venne datata a circa 23.000-19.000 a.C.

Le ultime scoperte

La scoperta sensazionale, riferita a questa statuetta, è proprio relativo alla pietra calcarea in cui è stata scolpita.

Si tratta di una “oolite”, una roccia composta da sferette calcaree di natura sedimentaria dal diametro inferiore a 2 mm. Ad analizzare il materiale della Venere sono stati i due geologi Alexander Lukeneder e Mathias Harzhauser assieme, all’esperto di preistoria Walpurga Antl-Weiser, del Museo di Storia naturale di Vienna

Dagli studi, avvenuti nel 2022, è emerso, grazie alla tomografia a elevata risoluzione, che, il luogo più vicino dove sarebbe stato possibile estrarre il materiale utilizzato per la statuetta si trova nel Nord Italia, e più precisamente sul lago di Garda.

I ricercatori sono riusciti a ottenere immagini con una risoluzione che arriva a 11,5 μm (un milionesimo di metro): come per tutte le ooliti l’interno della roccia è risultato non uniforme, con all’interno granuli di limonite (ossido di ferro con presenza di acqua) e piccoli resti di conchiglie.

«I granuli di limonite sono probabilmente scoppiati mentre lo scultore della Venere la stava lavorando», spiega Antl-Weiser, «e proprio nel punto dove c’è l’ombelico ne fece… di necessità virtù».

Questa distanza da Willendorf e il lago di Garda, fa presupporre gli studiosi che, gli uomini del Paleolitico superiore, avessero un grande controllo del territorio.

Le strade percorribili per arrivare al Garda erano due:

  • la prima avrebbe portato a circumnavigare le Alpi, percorso che, stando ad altre ricerche, venne sicuramente utilizzato dalle popolazioni di allora.
  • la seconda invece non si sa se fosse veramente percorribile all’epoca delle glaciazioni e passava direttamente attraverso le Alpi, passando a fianco dei fiumi, ma sempre a più di 1000 metri di quota.

Il dubbio degli scienziati riguarda la contesa della roccia: le ooliti giurassiche non si trovano soltanto in Italia ma anche in Ucraina orientale che però si trova a 1600km di distanza da Willendorf.

Erano veramente abituati a percorrere queste grandi distanze? Facevano scambi con gruppi di popolazioni incontrate per caso? Nessuno potrà mai svelarci questi misteri, possiamo solo fare ipotesi e supposizioni al riguardo, confrontando i resti che abbiamo davanti a noi con lo studio del territorio circostante.

Concludendo, le indagini ancora in corso

Il dubbio degli scienziati riguarda la contesa della roccia: le ooliti giurassiche non si trovano soltanto in Italia ma anche in Ucraina orientale che però si trova a 1600km di distanza da Willendorf.

Erano veramente abituati a percorrere queste grandi distanze? Facevano scambi con gruppi di popolazioni incontrate per caso? Nessuno potrà mai svelarci questi misteri, possiamo solo fare ipotesi e supposizioni al riguardo, confrontando i resti che abbiamo davanti a noi con lo studio del territorio circostante.

Arte paleolitica

Il comportamento simbolico del Paleolitico

Riveste una certa importanza, all’interno del percorso di evoluzione umana, il pensiero simbolico.

Le prime tracce di simbolismo, fino a poco tempo fa si credeva risalissero al Paleolitico superiore, legato alle culture antiche dei primi Sapiens.

Sono ancora in corso studi approfonditi per risalire all’origine del simbolismo: ritrovamenti avvenuti in Bulgaria, in Messico, in Africa, potrebbe rappresentare i più antichi esempi di simbolismo datati oltre 1,5 milioni di anni fa fino a 500 mila di anni fa.

Ciò che è certo, è venuto in luce, da recenti studi avvenuti alla Grotta di Fumane (Vr – Italia).
Qui, dati i molti ritrovamenti di avifauna, è stata fatta l’ipotesi che i Neandertal che frequentavano la grotta, portassero copricapi simili a quelli degli indiani d’America.

Inoltre, si hanno evidenze di svariate inumazioni collegate alla cultura musteriana dei Neandertal sappiamo che già i Neanderthal seppellivano i defunti, comportamento che a tutti gli effetti testimonia spiritualità.

Attestazioni simboliche

Al di là del concetto di antichità del comportamento simbolico dell’uomo, vediamo in dettaglio quali sono le attestazioni tangibili a cui possiamo ricondurre un pensiero così astratto ed importante come il simbolismo. Qui vengono presi in considerazione ritrovamenti italiani, e non a livello mondiale.

I molti ritrovamenti, vengono soprattutto nell’ambito di contesti sepolcrali, in cui possiamo riconoscere: conchiglie marine o di acqua dolce fossili o viventi spesso provenienti da grandi distanze o denti di mammiferi, sostanze coloranti, in particolare ocra, manufatti in osso, palco di cervide o avorio e così via. La presenza di questi oggetti evoca una vocazione rituale e magica, oltre che un’evidente connotazione gerarchica.

Un ultimo insieme di testimonianze è rappresentato da oggetti di uso quotidiano, come spatole, propulsori, o bastoni forati, principalmente in materia dura animale, con ornamentazioni di vario tipo.

Categorie di oggetti ornamentali

Come sappiamo in che modo venivano utilizzati gli oggetti ornamentali e decorativi nel Paleolitico?
Le informazioni che abbiamo derivano sia dall’iconografia (incisioni rupestri e sculture che rappresentano figure umane abbigliate con un manto con cappuccio) sia dalle sepolture, almeno nei casi in cui si sono trovati oggetti ornamentali che erano fissati alle vesti (come nel caso del Principe delle Arene Candide – Liguria).

L’utilizzo di oggetto ornamentali (sia come decorazione delle vesti sia come pendenti, bracciali, collane) era per trasmettere messaggi di contenuto differente: le ipotesi più plausibili sono che questi simboli identificassero una classe sociale (o un’etnia) o un potere magico.

Gli oggetti scelti per la decorazione non erano lasciati al caso. I denti di mammiferi non erano di animali frequenti nella cacciagione ma scelti perchè la forma era particolare. In alcuni casi vengono scolpiti avorio, osso o steatite seguendo la forma del dente.

Un altro materiale spesso presente nei ritrovamenti e compatibile con le decorazioni simboliche è rappresentato dalle conchiglie fossili o contemporanee.

La raccolta di conchiglie veniva fatta in affioramenti o lungo le spiagge prossime al sito; venivano fatti anche oltre 500 km per andare a raccogliere conchiglie.

La scelta delle conchiglie ricade su quelle che suscitano interesse per la forma, l’ornamentazione o per la colorazione. Spesso ma non sempre presentano dei fori provocati da altri organismi o artificiali.

Un’altra categoria presente è caratterizzata da oggetti fatti con osso, avorio o pietre. Sono da ricondurre a questa categoria gli elementi fabbricati in serie, riuniti a formare collane o allineati e fissati alle vesti.

I pezzi più grandi singoli sono utilizzati come pendagli. Alcuni di essi sono decorati con motivi geometrici o con figure animali e/o umane.

I pezzi più grandi singoli sono utilizzati come pendagli. Alcuni di essi sono decorati con motivi geometrici o con figure animali e/o umane.

La scelta delle conchiglie ricade su quelle che suscitano interesse per la forma, l’ornamentazione o per la colorazione. Spesso ma non sempre presentano dei fori provocati da altri organismi o artificiali.

Un’altra categoria presente è caratterizzata da oggetti fatti con osso, avorio o pietre. Sono da ricondurre a questa categoria gli elementi fabbricati in serie, riuniti a formare collane o allineati e fissati alle vesti.

I pezzi più grandi singoli sono utilizzati come pendagli. Alcuni di essi sono decorati con motivi geometrici o con figure animali e/o umane.

I pezzi più grandi singoli sono utilizzati come pendagli. Alcuni di essi sono decorati con motivi geometrici o con figure animali e/o umane.

Arte paleolitica

Incisioni rupestri

L’arte parietale è il tipo più antico di arte, di cui i primi ritrovamenti sono stati effettuati intorno ai 40000 anni fa.

Come già detto in questo articolo ci sono due principali tecniche di disegno che venivano effettuati dagli uomini preistorici:

  • Incisione;
  • Pittura.

La morfologia generale della caverna, determinava le scelte artistiche: si usava una determinata tecnica anche in rapporto al tipo di conformazione naturale della roccia.

Il termine graffito deriva dal verbo graffiare: un disegno inciso nella parete presuppone che si compia un’azione con uno strumento appuntito in modo da scavare un solco delineando una forma che andrà a comporre il disegno.

Le incisioni del Paleolitico superiore dette anche petroglifi o graffiti, sono appunto segni scavati nella roccia per mezzo di strumenti come bulini di selce o schegge/lame più o meno appuntite.

In alcuni casi il graffito è costituito solo da una linea scavata nel sottile strato di argilla presente sulle pareti delle grotte ed in questo caso veniva tracciato anche a mano libera.

Questo tipo di disegno, viene ritrovato sia sulle pareti che su alcuni oggetti come propulsori e statuette antropomorfe: questo perché è un modo di disegnare che si conserva più a lungo rispetto al modo di pittura rupestre (la quale invece se non in un luogo a conservazione eccezionale – come l’interno delle grotte – si deteriora molto in fretta), quindi possiamo dire che la troviamo su più tipi di supporto solo per questo motivo.

In questo articolo prenderemo ad esame tre siti archeologici dove sono stati rinvenuti incisioni: Grotta dell’Addaura, Grotta del Caviglione e Grotta di Rouffignac.

Grotta dell’Addaura

Si trova nei pressi di Palermo, in Sicilia, risalente al Paleolitico superiore circa 15000 anni fa. La grotta in questione fa parte di un complesso di grotte che si trovano circa a 70 metri sul livello del mare. In alcune sono stati rinvenuti utensili in selce e quarzite e ossa di fossili di animali ma solo in una delle grotte, è presente una delle più belle rappresentazioni di arte parietale del paleolitico superiore.

Il modo in cui sono venute alla luce è alquanto singolare: le grotte venivano utilizzate durante la seconda guerra mondiale come magazzino per armi e munizioni. Lo scoppio accidentale delle armi provoco un distacco dalle pareti di una patina di incrostazione che rivestiva le pareti originali della grotta portando alla luce le incisioni.

Una delle scene che domina le pareti è costituita dalla presenza di figure umane: le ipotesi sul significato di questa pittura sono svariate.

Alcuni studiosi ritengono che sia una scena in cui ci sono alcuni acrobati nell’atto di compiere peripezie e salti. Altri dicono che invece ci si trovi nel mezzo di un rito propiziatorio e sacrificale con uno sciamano che dirige la cerimonia. L’ipotesi più ampia ed accurata potrebbe essere che si tratti di una rappresentazione di un rito sacrificale, nel quale vi erano presenti danzatori e spettatori che improvvisavano particolari acrobazie; lo scopo del rito non si conosce esattamente, potrebbe essere qualche rito propiziatorio per la caccia.

Grotta del Caviglione

Risalente a 25000 anni fa, nel complesso dei Balzi Rossi a Ventimiglia furono tracciate alcune centinaia di incisioni rupestri.

Tra queste spicca l’immagine di circa 40 cm di lunghezza, di un equide, reso in modo molto realistico. Fu disegnato con un unico tratto sulla parete calcarea della caverna e venne sicuramente eseguito da un individuo con elevate capacità espressive.

Il contorno fu delineato così bene da riconoscerne la specie: probabilmente si trattava di Equus prezwalski vissuto nella fase finale di quella che viene chiamata “glaciazione del Würm” (il più recente periodo glaciale), molto affine al contemporaneo cavallo selvaggio della Camargue.

Il corpo dell’animale appare solcato da profondi intagli verticali paralleli, che sono risultati anteriori alla sua esecuzione. Il ritrovamento di grumi di sostanze coloranti all’interno di alcune grotte ha fatto supporre che le pareti potessero essere dipinte. Il processo di desquamazione della roccia e l’uso delle stesse grotte nel tempo (quali, ad esempio, fornaci per la calce), nonché il passaggio dei treni a vapori, hanno cancellato ogni eventuale traccia di queste pitture.

Grotta di Rouffignac

Scoperta nel 1956 da quattro ricercatori, si trova nei pressi di Less Eyzies nella Francia del sud.

Una grotta che purtroppo non era sconosciuta: nel 1575 veniva descritta da François de Belleforest come una grotta dalla quale uscivano grandi meraviglie, altari, disegni e tracce di animali di ogni sorta.

Purtroppo non tutti quelli che la conoscevano portavano rispetto per l’antichità della stessa: molto spesso infatti hanno segnato il passaggio scrivendo sulle pareti e soffitti. I riconoscimento dell’arte parietale portò fine a questo scempio inserendo subito la grotta tra i monumenti storici.

Per la preservazione della grotta la visita è possibile solo tramite un treno elettrico: in questo modo si evita il calpestio del suolo e si riduce l’esposizione a fonti di illuminazione.

All’interno vengono ritrovate tracce lasciate dagli artigli di orsi che hanno abitato per primi la grotta, tane di orsi, e poi incisioni e pitture riferite a mammut, cavalli, stambecchi, orsi, bisonti e figure non ben precisate.

Arte paleolitica

Arte parietale

La produzione artistica è nata, almeno fino alle ultime notizie, nel Paleolitico superiore (anche se esistono evidenze di Neandertal con capacità cognitive uguali alle nostre e mai venuti in contatto con Sapiens).

Le pitture parietali, ritrovate in ripari sotto roccia e grotte più o meno profonde e vaste nell’area franco-cantabrica, con grande concentrazione di raffigurazioni tra la Francia e la Spagna.

Oltre alla pittura vengono ritrovate altre tecniche come incisione e bassorilievo.

In alcune superfici di grotte è stata adottata la tecnica della raschiatura della pellicola argillosa superficiale, che spesso ricopre le pareti calcaree per rendere più chiara la parete che si andava a dipingere.

In alcune superfici di grotte è stata adottata la tecnica della raschiatura della pellicola argillosa superficiale, che spesso ricopre le pareti calcaree per rendere più chiara la parete che si andava a dipingere; molto spesso sono state sfruttate le escrescenze naturali della roccia modificando il supporto o lasciandolo originale.

Molto spesso sono state sfruttate le escrescenze naturali della roccia modificando il supporto o lasciandolo originale.

Come coloranti, nella pittura, si utilizzavano ossidi di ferro chiamate ocre (rossa e gialla principalmente) e carbone o ossido di manganese (sotto forma di polvere o “matita”), stesi con pennelli creati con peli animali o tamponi fatti con la pelle animale.

Cosa si dipingeva

Ritrovati nei vari siti, sono maggiormente raffigurazioni su mammiferi, meno spesso vengono ritrovati dipinti di rettili, uccelli e pesci. A volte sono stati rinvenuti dipinti raffiguranti animali fantastici come il liocorno della Grotta di Lascaux.

Per quanto riguarda le figure umane sono note raffigurazioni di stregoni mezzi uomini e mezzi animali, il più famoso dei quali è lo stregone di Yes Trois Frères. Inoltre venivano anche disegnati segni e forme astratte.

Significato delle pitture

Il significato dato a queste raffigurazioni è molto vasto. Alcuni studiosi parlano di riti propiziatori per la caccia o altri eventi come la fertilità di animali. Altri ancora dicono che invece sono scene di vita quotidiana da raccontare e tramandare di generazione.

Approfondiremo sicuramente il significato delle pitture rupestri in un articolo apposito.

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Veneri paleolitiche

Le veneri preistoriche ritrovate a partire dal Paleolitico superiore fino a oltre il Neolitico sono tutte diverse e testimoniano gusti e stili delle diverse popolazioni.

Vanno da circa 2-3 cm fino a 14 cm circa di grandezza.

Si tratta di statuette antropomorfe femminili di piccole dimensioni, che, venivano realizzate in diversi materiali: pietra tenera, come calcare o gesso, oppure avorio o osso.

I reperti ritrovati sono riferiti tutti a sculture a tutto tondo e poche a bassorilievo (come ad esempio la Venere di Laussel – Dordogna).

La loro particolarità risiede nel fatto che, hanno caratteristiche femminili ma gli arti e il volto sono solo appena accennati o mancano completamente. Alcune statuette hanno la particolarità dell’acconciatura dettagliata come la Venere di Brassempouy e la Venere di Renancourt.

Vediamo ora nel dettaglio le maggiori scoperte per quanto riguarda questo tipo di statuette antropomorfe.

Venere di Hohle Fels

La Venere di Fels, è stata rinvenuta nel 2008, nelle omonime grotte della Germania sud-occidentale. Risalente forse al 35.000 a.C. (ma potrebbe essere ancora più antica) viene considerata la prima rappresentazione di un corpo umano giunta fino a noi, oltre che una delle sculture più antiche del mondo.

È ricavata da una zanna di mammut e rappresenta una figura femminile priva di testa (al cui posto, al di sopra delle spalle, è ricavato un piccolo anello), con fianchi, seni, pancia e genitali molto pronunciati. Le braccia sono corte e le mani appoggiate al ventre. Alcune linee orizzontali distinte dai ricercatori che si delineano su tutto il corpo della venere potrebbero richiamare un vestito o un drappeggio.

Venere di Renancourt

Risalente a 23000 anni fa e ritrovata nel sito di Renancourt in Francia, è realizzata in gesso e presenta un’acconciatura dettagliata con capelli incisi in uno schema a griglia. La venere appartiene ad una serie di statuette (quindici in tutto) anch’esse ritrovate nello stesso sito nel corso di uno scavo archeologico.

Alta 4 cm, presenta volumi sui glutei sulle cosce e nei seni. Le braccia appena delineate, il volto è raffigurato privo di connotati. Questa scultura si inserisce perfettamente in un canone estetico di tradizione stilistica gravettiana che include le Veneri di Lespugue e Willendorf.

Venere di Willendorf

Risalente al 23000-19000 a.c. fu rinvenuta nel 1908 in un sito archeologico del Paleolitico presso Willendorf in Der Wachau in Austria.

Questa figura di donna dai tratti fisici opulenti e pronunciati si colloca all’interno del culto della madre terra e del femminile e rimanda ad un ideale di prosperità fertilità e capacità della donna di poter dar seguito alla vita nel suo eterno rinnovarsi. Di fatto la simbologia delle cosiddette veneri paleolitiche rimane un mistero.

Venere di Lespugue

Venere di Lespugue ritrovata nella grotta di Les Rideaux nel 1922 vicino al villaggio di Lespugue nei Pirenei in Haute-Garonna, risale a circa 25000 anni fa.

Questa venere, è un tutto tondo armonico, con forme sferoidi che alludono al ventre, alle cosce, ai glutei, alla testa. Grazie alla forma delle sue natiche sporgenti, questa venere viene anche chiamata steatopigia (dal greco stèatos, ‘grasso’, e pygè, ‘natica’). Costruita da un pezzo di avorio è alta 15 cm, ma, come spesso accade a manufatti così antichi, è stata rovinata durante il ritrovamento.

Venere di Brassempouy

Chiamata anche La dame à la capuche (la signora con il cappuccio o Signora di Brassempouy) è una delle scoperte più belle mai fatte. Ricavata da un frammento di avorio, è risalente a 25000 anni fa.

Scoperta a Brassempouy in in Francia nel 1892-94, è la più antica rappresentazione con tratti realistici di un volto umano. Purtroppo incompleta a noi è giunta solo la testa, scolpita in avorio di mammut dell’altezza di circa 3,5 centimetri.

Venere di Savignano sul Panaro

Ritrovata a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena (Italia). Il ritrovamento è del 1925, ma, sfortunatamente il modo in cui è stata trovata non ha permesso un’analisi approfondita della stratificazione e dell’ambiente circostante.

Misura oltre 20 centimetri ed è scolpita su un pezzo di serpentino tenero. Come si può notare è rappresentata in piedi, la testa non ha particolari anatomici interessanti, fortemente stilizzata, la testa si unisce al tronco senza collo ne spalle.

I seni voluminosi, ventre sporgente, è ben riconoscibile l’ombelico. La statuetta è caratterizzata da una marcata simmetria longitudinale e bilaterale.

Venere di Laussel

La Venere di Laussel rappresenta rispetto alle altre appena descritte, un’eccezione poichè scolpita come bassorilievo e non a tutto tondo e successivamente dipinta con ocra rossa.

Alta circa 46 cm, si stima che abbia circa 20000 anni. Venne scoperta da G. Lalanne, medico che si trovava nei pressi del fiume Beune, in Dordogna, non distante dalla grotta di Lascaux, viene trovata nel 1911.

Venere dei Balzi Rossi

Creata su pietra ollare (steatite traslucida tra il colore giallo e marrone) viene conosciuta con il nome di “Venere di Grimaldi” (comune italiano posto al confine con la Francia) o “Venere di Mentone” (comune Francese posto al confine con l’Italia) per la località dove è stata ritrovata, la grotta Barma Grande nel complesso dei Balzi Rossi., viene datata a circa 18.000 a.C.

La testa della statuetta è ovale, senza lineamenti particolareggiati, mancano completamente le braccia, mentre le gambe sembrano interrotte e probabilmente mancano pezzi che sono andati dispersi. Diverse tracce di ocra sono state trovate  intorno al collo, tra i seni e tra le gambe.

Venere di Dolnì Vestonice

La Venere di Dolní Věstonice viene datata tra 29.000 e 25.000 anni fa.

E’ stata ritrovata nel sito di Dolní Věstonice (Repubblica Ceca), insieme ad altre figurine di animali e più di 2000 palline di argilla cotta. Si pensa che questo reperto sia il più antico manufatto in ceramica conosciuto al mondo, fu realizzata, infatti, con una creta cotta.

Simbologia

Come mai quindi queste statuette venivano scolpite in questo modo? Tante le teorie che si possono leggere i rete o su riviste e articoli.

La più famosa e la più diffusa è che si tratti di idoletti della fecondità legate a qualche rituale magico-religioso o propiziatorio per il raccolto o la continuità della specie nella prole.
Ma le scoperte più recenti hanno portato al rinvenimento di questi reperti anche all’interno di luoghi sacri, con funzioni di tempio o santuario, ne è un esempio la Venere di Laussel.

Secondo altri studiosi, le veneri preistoriche possono essere collegate al culto degli antenati, nel quale la fecondità poteva essere considerata un valore primario nella sacralità della famiglia e della tribù. Quest’ultima ipotesi deriva dai ritrovamenti di alcune statuette all’interno di capanne, e vicino ai focolari, come se fossero idoli posti a protezione della vita e dell’ambiente domestici.

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