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Animali preistorici

La domesticazione

QUANDO AVVIENE IL PROCESSO DI DOMESTICAZIONE?

La domesticazione animale avviene durante quella che si può definire la prima grande rivoluzione industriale della storia: quella interpone tra il periodo Paleolitico e il periodo Neolitico.

Quando ancora in alcune zone vivevano gruppi più o meno grandi di cacciatori raccoglitori, dando origine alle culture del Sauvetteriano e del Castelnoviano in quello definito Mesolitico, all’incirca 10000 anni fa, popolazioni abitanti nella cosiddetta Mezzaluna fertile, davano inizio a sedentarismo, coltivazioni di alcune specie vegetali e i primi rudimentali tentativi di allevamento animale.

La conseguenza di queste azioni fu un passaggio ad una vita più stabile che consentiva alle popolazioni di avere una dimora stabile ed alimentazione più abbondante e regolare, non dettata cioè dal bottino di caccia. In seguito allo sviluppo dell’allevamento si sviluppano inoltre tecniche di conservazione, presumibilmente del tutto analoghe a quelle praticate ancora oggi (salatura, essiccamento, affumicatura e così via).

Anche le strumentazioni utilizzate subiscono lenti cambiamenti: dalla scheggiatura della pietra, che si ritrova ancora nei primi periodi del Neolitico, si passa ad avere la levigatura della pietra, accanto poi a oggettistica realizzata con l’argilla che servirà per contenere alimenti di vario tipo fino poi alla lavorazione dei metalli.

COSA RAPPRESENTA LA DOMESTICAZIONE?

In particolare, la domesticazione rappresenta un fenomeno per il quale una specie animale o vegetale viene resa dipendente dalla convivenza con l’essere umano, e quindi dal suo controllo: il ciclo di vita di una specie addomesticata è inestricabilmente legato a quello dell’umano che l’ha addomesticata, al punto che il processo di domesticazione può portare a cambiamenti non solo nel comportamento di una specie, ma anche nella sua fisiologia e nel suo aspetto fisico.

L’acquisizione delle tecniche di allevamento avviene attraverso il controllo di alcuni animali con specifiche caratteristiche morfologiche e comportamentali, quali la scarsa aggressività (capridi), una certa adattabilità nei confronti del cibo (cane, maiale) e un istinto sociale sviluppato. Per tale motivo non sono stati mai addomesticati animali come il cervo o la maggior parte dei carnivori.

La selezione artificiale operata dall’uomo attraverso questa pratica, ha determinato nel corso del tempo una variazione nei caratteri fisici e comportamentali di questi animali rispetto ai loro omologhi selvatici, per esempio una riduzione della taglia e delle strutture di offesa (corna o zanne), oltre a variazioni nel colore e nelle caratteristiche del pelo.

In ambito europeo e vicino-orientale il cane è uno dei primi animali ad essere addomesticati (a partire dal lupo) durante il Mesolitico o forse già dalla fine del Paleolitico superiore. Per quanto riguarda la pecora, derivata da Ovis orientalis (pecora selvatica) le prime attestazioni risalgono al 9.000 anni a.C. circa nell’Asia sud-occidentale. Segue la capra intorno al X-IX millennio da oggi nel Vicino Oriente, derivata da Capra aegagrus (capra selvatica), il maiale derivato dal cinghiale (X millennio dal presente) e i bovini (IX millennio da oggi) originati dall’uro (Bos primigenius), i cui più antichi esemplari addomesticati sono stati rinvenuti in Anatolia. Il cavallo viene invece addomesticato solo intorno al IV millennio a.C. nella Russia meridionale e verso la fine del Neolitico nell’Europa occidentale. Pecore e capre vengono importate in Europa forse già nel IX millennio.

Evoluzione umana

Le sepolture

La conservazione delle testimonianze archeologiche nel terreno è in stretta relazione con i processi antropici e naturali in senso lato (fisici o biologici) che ne hanno determinato il seppellimento ma anche con gli eventi che hanno successivamente interessato il deposito stesso.

In natura, sappiamo che qualsiasi tipo di materiale si può conservare in condizioni ambientali particolari, però i resti inorganici si conservano molto più facilmente rispetto a quelli organici.

Quindi possiamo dire che ossa e pietre si conservano molto meglio di pelli e legno che sono maggiormente deperibili. É questo il caso delle sepolture che, se non in qualche caso in cui vengono disgregate da processi post-deposizionali quali, scavi di età medievali per fossati e simili, si conservano abbastanza bene.

Le prime sepolture

La sepoltura è una tappa fondamentale nella storia dell’uomo. I primi ritrovamenti li dobbiamo alle popolazioni musteriane che hanno popolato il vecchio mondo all’incirca 100.000 anni fa.

Tutte le classi d’età sono rappresentate, dai feti fino agli anziani. Il “vecchio” della Chapelle-aux-Saints, morto ad un’età di circa 50 anni, è sicuramente uno dei più anziani tra i Neandertaliani inumati.

Uno degli aspetti più caratteristici è l’associazione delle sepolture ai luoghi d’abitato, particolare abbastanza evidente quando lo scavo della fossa, come a Kébara, taglia una successione di focolari ben stratificati.

Due casi particolari meritano di essere segnalati: quello di Ferrassie, dove nella stessa fossa sono stati rinvenuti i resti di un bambino molto giovane e di un feto, e quello di Qafzeh in cui è stata ritrovata una donna in posizione supina, con ai piedi i resti, disposti perpendicolarmente, di un bambino di circa sei anni.

ho coperto le nudità del vecchio della Chapelle-aux-saints con un gonnellino simpatico per strapparvi un sorriso!

PALEOLITICO SUPERIORE

Nel Paleolitico superiore compaiono, in Europa, le prime sepolture accompagnate da ampi corredi funerari. Queste si trovano talvolta isolate, in altri casi raggruppate negli stessi siti abitati. Sono documentati anche casi di sepolture bisome e trisome.

La presenza di ricchi corredi funerari sembra suggerire l’esistenza, a partire da questo periodo, di differenziazioni sociali all’interno del gruppo, forse legate alle funzioni di tipo rituale rivestite da alcuni individui. L’analisi di corredi appartenenti a sepolture diverse suggerisce, in alcuni casi, l’appartenenza degli individui allo stesso gruppo.

Le prime sepolture attribuite all’uomo moderno in Europa sono quelle rinvenute nel sito eponimo di Cro-Magnon, datate all’Aurignaziano. Si tratta di cinque individui associati a circa 300 conchiglie importate dall’Atlantico. Appartengono sempre all’Aurignaziano le impronte di corpi (prive di ossa, così conservate per un processo eccezionale di fossilizzazione) conservate nella Cueva Morin, in Cantabria, ricoperte da una sorta di tumulo e le sepolture di Mladec, in Moravia, riferibili a circa 10 individui.

I morti hanno spesso abiti decorati e ricchissimi di ornamenti e a volte sono cosparsi di ocra colorata. Inoltre le tombe presentano offerte di cibo o oggetti, come strumenti in selce, statuine, armi e altri oggetti intagliati il cui uso non sempre è chiaro e, forse, ha una funzione puramente rituale.
Le fosse che ospitano queste sepolture sono state scavate appositamente e i corpi sono deposti sdraiati o, in alcuni rari casi, rannicchiati.

Le tombe sapiens del Paleolitico superiore in Europa giunte fino a noi sono abbastanza numerose: una cinquantina in tutto.
Sono due le zone europee che ne ospitano di più: la Repubblica Ceca (in particolare in Moravia) e l’Italia; vi sono poi stati ritrovamenti in Francia, Inghilterra, Portogallo e Russia.

SEPOLTURA DI SUNGHIR (RUSSIA)

La sepoltura di Sunghir, sito russo datato a circa 27000 anni fa, ospita una tomba con una coppia di ragazzi composta da una bambina di circa 9-10 anni e un ragazzo di 12-13 anni: i due corpi sono distesi uno accanto all’altro, testa contro testa, e presentano un corredo funerario ricchissimo.

I due corpi erano probabilmente abbigliati con vestiti erano decorati con migliaia di perline di avorio di mammut.
Sono presenti bracciali e ornamenti di vario genere sempre in avorio, tra cui un grande punteruolo posto sul petto di ciascuno che probabilmente aveva la funzione di chiusura del sudario in cui era avvolto ciascun corpo. Altri oggetti ritrovati accanto ai corpi sono: dischi di avorio traforato e lunghe punte di avorio, probabilmente denti di narvalo.

Sempre nello stesso luogo, è presente la sepoltura di un uomo anziano, di ben 60 anni, che rappresenta un record per l’anzianità del Paleolitico. L’uomo è stato deposto supino con le braccia incrociate sul petto ed il corpo coperto di ocra rossa. Anche in questo caso ritroviamo un corredo funebre abbastanza ricco composto da: ossa con incisioni, manufatti litici, decori creati con denti atrofici di cervo e perle d’avorio, bracciali e pendagli, un ricco copricapo e una serie di oltre 3000 dischi di osso e avorio.

LO SCIAMANO DI BRNO

L’anziano di questa tomba presenta alcune caratteristiche insolite la più eccitante delle quali risiede nel corredo funebre. Anche qui troviamo una varietà di oggetti: conchiglie, dischetti di vari materiali privi di fori di sospensione, una bacchetta in avorio di dubbia provenienza. Inoltre all’interno della sepoltura vi era una figura umana in avorio di circa 20 cm che probabilmente rappresentava una marionetta.

L’eccezionale scoperta è insolita perchè ogni oggetto ritrovato nel corredo funebre ha solamente una funzione decorativa, per questo si presuppone che l’uomo anziano deposto fosse uno sciamano.

IL GIOVANE PRINCIPE

Una delle sepolture più conosciute e meglio conservate in Italia è costituita da quella del giovane Principe, nella Grotta delle Arene Candide, in Liguria.

Il corpo appartiene ad un ragazzo adolescente di circa 15 anni, che è stato soprannominato “il principe” per il ricchissimo corredo funerario presente.

La testa del ragazzo appare coperta da centinaia di conchiglie, gusci di ricci di mare, denti di cervo e pendenti d’avorio.
Il busto è cinto da una sorta di armatura fatta di corni d’alce, originariamente tenuti insieme da un laccio di pelle, mentre sulle ginocchia vi sono pendenti d’avorio di grandi dimensioni. Nella mano destra stringe una lama di selce di 25 cm.

I materiali di molti degli oggetti e delle decorazioni trovate in questa sepoltura vengono da lontano: in particolare l’avorio (raro in Italia) e la selce vengono dall’attuale Francia.


Probabilmente il giovane ragazzo è morto con una morte violenta, questo perchè alla sepoltura manca parte della mandibola e delle ossa della spalla sinistra.

LA DAMA DEL CAVIGLIONE

Sempre proveniente dal complesso dei Balzi Rossi in Liguria, nel 1872, venne portata alla luce all’interno della Grotta del Caviglione, una sepoltura attribuita inizialmente ad un uomo adulto del Paleolitico superiore, denominato “uomo del Mentone”. Solo nel 2016, dopo studi approfonditi, gli studiosi capirono che quella sepoltura era attribuibile ad una donna, che venne denominata “dama del Caviglione”. Datata a circa 24000 anni fa, morì all’età di 37 anni. Il suo cranio era ricoperto con piccolissime conchiglie marine e denti atrofici di cervo. Lo scheletro era deposto sul fianco sinistro in posizione fetale, con due punte di freccia e un grosso osso forato posto sul petto ad indicare forse una collana. All’interno della sepoltura vennero ritrovate abbondanti tracce di ocra rossa tipico delle sepolture paleolitiche.

I NEGROIDI

Ritrovati nel complesso delle Grotte Liguri che restituirono anche il Giovane Principe e la Dama del Caviglione, all’interno della Grotta dei Fanciulli venne ritrovata una straordinaria sepoltura che conteneva una donna anziana con un braccialetto di conchiglie marine e un adolescente di circa 15-17 anni che presentava un copricapo costituito da quattro file di conchiglie marine.

Ritrovati in posizione rannicchiata con le teste protette da una serie di pietre, i due corpi presentano caratteristiche uniche, rispetto alle altre sepolture dei Balzi Rossi, come: minore statura (1.59 la donna ed 1.56 il ragazzo) ed una differente morfologia del cranio (più simile alle razze negroidi).

Per un periodo limitato di tempo si parlò addirittura di una nuova specie detta “razza Grimaldi”. Successivamente, grazie ad alcuni studi degli anni 60, venne dimostrato come i due corpi non avevano caratteristiche differenti dagli altri inumati, semplicemente erano più antichi, riferibili infatti al periodo gravettiano.

MESOLITICO

Anche le sepolture mesolitiche rivelano una grande diversità e complessità.

In ambito europeo l’aumento di necropoli, ubicate soprattutto in ambiti costieri, mette in evidenza l’incremento demografico che accompagna questo periodo e l’innescarsi, in alcune aree, di un lento processo di sedentarizzazione.

Per quanto riguarda l’Italia si registra il ritrovamento di un’unica necropoli (grotta dell’Uzzo presso Trapani) da cui provengono 12 scheletri e di soli altri cinque rinvenimenti isolati, tre dei quali situati fra Veneto e Trentino (riparo di Mondeval de Sora, Vatte di Zambana, Mezzocorona).

La maggior parte delle sepolture note sono individuali mentre più rare sono quelle multiple. I defunti sono prevalentemente deposti supini anche se non mancano rari casi di deposizione di defunti seduti; le os- sa sono state sottoposte in alcuni casi a particolari riti.

Gli oggetti ornamentali (soprattutto conchiglie marini e denti forati) sono abbastanza frequenti. Questi si accompagnano talvolta ad elementi di corredo che fanno riferimento ad oggetti di uso quotidiano del defunto (manufatti in osso, palco di cervo, nuclei e strumenti in selce). Fra le sepolture europee di questo periodo una delle più ricche e meglio conservate è quella di Mondeval de Sora sulle Dolomiti Bellunesi.

Della sepoltura di Mondeval de Sora, ve ne parlerò in un articolo dedicato poichè, è stato oggetto della mia tesi di Laurea Triennale, e merita davvero una menzione a sè.

Evoluzione umana

La cronologia

Il concetto di cronologia, nella preistoria ed in generale, fa riferimento sia al succedersi degli avvenimenti nel tempo, sia ai diversi metodi che permettono di ricostruire tale sequenza.

Grazie allo studio sulle cronologie del passato, oggi siamo in grado di datare reperti provenienti da diversi periodi storici e preistorici con le datazioni (ne parleremo meglio nei prossimi articoli).

Per il periodo preistorico possiamo dire che, lo schema cronologico, è abbastanza complesso. Le fasi cronologiche all’interno delle ere vengono scandite da avvenimenti, a livello ambientale, importanti (come ad esempio le glaciazioni). All’interno delle fasi di un’era si riconoscono diverse cronologie culturali alle quali si fanno corrispondere diverse associazioni faunistiche. Partiamo con ordine, dall’inizio delle ricerche.

Fin dal secolo scorso i ricercatori hanno avvertito la necessità di riferire i ritrovamenti paleolitici ad uno schema cronologico per poterli studiare sotto una prospettiva temporale.

Nel 1872, Gabriel de Mortillet, stabilì una successione delle entità tassonomiche del Paleolitico indicandone per ciascuna i manufatti caratteristici (fossili-guida) e la corrispondente associazione a mammiferi.

Per quanto riguarda il periodo preistorico, l’inizio della Preistoria, convenzionalmente, si fa corrispondere con la comparsa delle prime manifestazioni culturali, a partire da almeno 2.500.000 anni fa; sul piano della cronologia geologica, abbraccia invece l’ultima fase dell’Era terziaria corrispondente al Pliocene e tutta l’era Quaternaria (composta a sua volta da due periodi: Pleistocene e Olocene).

Per stabilire il limite tra Pliocene e Pleistocene gli autori hanno proposto vari criteri climatici o paleontologici. Al congresso dell’Associazione Internazionale per lo studio del Quaternario di Christchurch, nel 1973, il limite venne fissato attorno a 1.800.000 anni fa, in corrispondenza del deterioramento climatico messo in evidenza nel Mar Mediterraneo dalla comparsa di ospiti freddi nelle faune marine.

Il Pleistocene viene a sua volta ripartito in:

  • inferiore,
  • medio,
  • superiore.

Il limite tra Pleistocene inferiore e medio è stato fissato, ancora una volta, al congresso di Christchurch, attorno a 700.000 anni fa: questo momento corrisponde a una importante inversione del polo magnetico terrestre (limite Matuyama – Bruhnes) e all’inizio di una fase climatica temperata corrispondente al piano Cromeriano.

Per il limite tra Pleistocene medio e superiore si fa riferimento alla fine del Glaciale di Riss attorno a 120.000 anni fa.

Il termine Quaternario viene citato la prima volta da J. Desnoyer nel 1829 per definire depositi marini precedenti ai terrazzi terziari del bacino parigino. Successivamente, nel 1833, H. Reboul pubblica la prima “Geologia del Quaternario” così, nel1834, Charles Lyell, propone il termine Pleistocene per definire, invece, il periodo nel quale vengono collocate le principali glaciazioni. P. Gervais, nel 1967, crea il termine Olocene per indicare l’epoca postglaciale.

Una menzione va fatta per l’ultima fase del Pleistocene superiore che è nota anche come Tardiglaciale. In questo periodo sviluppatosi tra 15.000 e 10.000 anni fa, si verifica un rapido cambiamento climatico ed ambientale da condizioni glaciali ad interglaciali.

La periodizzazione del Tardiglaciale utilizzata correntemente, individua le fluttuazioni verificatesi in questo periodo sulla base di analisi paleobotaniche effettuate su sequenze lacustri del Nord Europa; ciò ha permesso di individuare cinque diverse cronozone che interessano l’intervallo cronologico compreso, in termini di datazioni convenzionali, tra circa 15000 e 10000 anni B.P.: Dryas I (14.900-13.000 B.P.), Bølling (13.000-12.000 B.P.), Dryas II (12.000-11.700 B.P.), Allerød (11.700-10.900 B.P.) e Dryas III (10.900-10.200 B.P.), laddove le zone a Dryas in- dicano gli stadi a clima freddo.

Anche l’Olocene è caratterizzato da numerose fluttuazioni climatiche che interessano la temperatura e l’umidità (Preboreale, Boreale, Atlantico, Subboreale, e Subatlantico).

Evoluzione umana

Tecniche di scheggiatura

Si specifica che le immagini qui utilizzate sono state scansionate da dispense universitarie dell’Università degli studi di Ferrara dell’A.A. 2003/2004

COSA SONO LE TECNICHE DI SCHEGGIATURA

Con il termine tecnica di scheggiatura si intende definire quale materia prima viene utilizzata per la scheggiatura e il modo in cui questo viene utilizzato.

Cosa viene studiato?

  1. metodo di applicazione della forza (percussione diretta, percussione indiretta, pressione);
  2. natura e morfologia degli utensili utilizzati per la scheggiatura (pietra dura o tenera, legno, corna di cervidi, ecc);
  3. gesto e posizione del corpo, modo in cui l’artigiano paleolitico tiene il blocco da scheggiare tra le mani, ecc.

Per capire quale percussore e quale tecnica di scheggiatura è stata utilizzata, si parte a studiare i caratteri morfologici delle schegge.
Nello specifico, bisogna controllare:

  • posizione del punto d’impatto del percussore;
  • superficie del punto di contatto del percussore sul nucleo;
  • morfologia del cono incipiente creatosi in seguito all’impatto del percussore;
  • morfologia della faccia ventrale della scheggia (bulbo, labbro, strie radiali, ondulazioni);
  • angolo di débitage.

QUALI SONO LE TECNICHE DI SCHEGGIATURA?

Nel corso della preistoria si sono susseguite diverse tecniche di scheggiatura. Vengono riconosciute:

    • percussione diretta
    • percussione indiretta
    • percussione su incudine
    • percussione bipolare
    • pressione

PERCUSSIONE DIRETTA AL PERCUSSORE DURO

La percussione diretta viene effettuata colpendo la materia prima da scheggiare con un percussore che può essere di materia dure, tenera o organica. Vediamo nel dettaglio le tre tecniche

Percussione diretta al percussore duro

Si tratta della prima tecnica di scheggiatura adottata dall’uomo primitivo. Il percussore duro è rappresentato da un ciottolo in pietra di forma ovoidale che può pesare da alcune centinaia di grammi fino ad alcuni chili.

La percussione diretta al percussore duro viene definita come uno choc diretto di un percussore duro, in posizione più o meno arretrata, sul bordo di un piano di percussione caratterizzato da un angolo generalmente inferiore ai 90°.

Questa tecnica è molto semplice se utilizzata per il distacco di alcune schegge a partire da un blocco di materia prima (chopper, ottenimento di schegge per raschiatoi, grattatoi, ecc); diventa più complessa quando si desideri ottenere una serie ricorrente di schegge a morfologia predeterminata (come per il metodo Levallois).

Questa tecnica non viene mai abbandonata nel corso di tutta la preistoria: è indispensabile per la preparazione di un blocco che poi verrà scheggiato con altre tecniche ed è l’unica che permette di ottenere schegge di grandi dimensioni.

Percussione diretta al percussore organico

Tecnica comparsa circa un milione di anni fa durante il periodo Acheuleano,  utilizzata per il façonnage e la rifinitura dei bifacciali (amigdale); tecnica che diventa poi più frequente durante il Paleolitico superiore per il débitage laminare.

Tramite un percussore organico (palco di cervidi) è possibile staccare schegge di dimensioni grandi e sottili così da semplificare il problema della precisione dell’impatto.

Il suo utilizzo, però, avviene successivamente alla preparazione sistematica del bordo lavorando tramite intensa abrasione, così da poter avere un contatto con il percussore organico (molto più tenero della pietra).

Percussione diretta alla pietra tenera

Questa tecnica viene riconosciuta per il periodo del Castelperoniano nel Paleolitico superiore.

Molto simile alla percussione diretta organica, come dimostrato dalla sperimentazione che dimostra come i prodotti presentino delle caratteristiche simili.

La tecnica si è sviluppata per la produzione di piccole lame leggere e rettilinee.

PERCUSSIONE INDIRETTA

La percussione indiretta appare durante il Mesolitico recente per il débitage laminare.

Viene chiamata indiretta poichè tra il blocco da scheggiare e il percussore vi è un utensile intermediario che riceve il colpo dal percussore. Questo utensile viene chiamato punch (scalpello) o chasse-lame  ed è rappresentato da un pezzo di materia dura animale.

Questa tecnica offre un nuovo grado di libertà per quel che riguarda il controllo dei parametri dinamici: la lunghezza e la curvatura del chasse-lame sono adattate al modulo dei prodotti ricercati.

PERCUSSIONE SU INCUDINE

Tecnica riconosciuta nel periodo Clactoniano (circa 800000 anni fa) che sfrutta un’incudine naturale come un grosso blocco di pietra inglobato nella terra. Il blocco deve essere solido perchè esso deve dare il colpo per lo stacco della scheggia.

Quindi in questa tecnica il blocco di materia prima viene battuto direttamente su un’altra pietra.

PERCUSSIONE BIPOLARE

Tecnica abbastanza antica, riconosciuta anche nel sito di Gran Dolina datato a 800000 anni fa.

Questa tecnica prevede l’utilizzo di un’incudine, sempre rappresentata da un grosso masso incastrato nella terra, ma, un altro colpo viene dato da un’altra estremità.

Infatti, con questa tecnica, il blocco di materia prima è in mezzo tra incudine e percussore, ricevendo quindi due colpi: uno è il colpo dato dal percussore, l’altro è il contraccolpo ricevuto dall’incudine.

PRESSIONE

L’utilizzo della pressione permette inoltre un lavoro molto preciso e delicato, riducendo notevolmente il rischio di fatturazione del pezzo durante la lavorazione.

Questa tecnica si sviluppa a partire dal Paleolitico superiore, e viene utilizzata sia per il débitage di piccole lamelle sia per il ritocco di alcuni utensili.

Con l’aiuto di una bacchetta in corno di cervide o in osso, eventualmente immanicata, è possibile staccare delle piccole schegge di ritocco o lamelle (in seguito attaccate su punte di propulsori alfine di infliggere alla selvaggina ferite più sanguinolente).

Arte paleolitica

Veneri paleolitiche

Le veneri preistoriche ritrovate a partire dal Paleolitico superiore fino a oltre il Neolitico sono tutte diverse e testimoniano gusti e stili delle diverse popolazioni.

Vanno da circa 2-3 cm fino a 14 cm circa di grandezza.

Si tratta di statuette antropomorfe femminili di piccole dimensioni, che, venivano realizzate in diversi materiali: pietra tenera, come calcare o gesso, oppure avorio o osso.

I reperti ritrovati sono riferiti tutti a sculture a tutto tondo e poche a bassorilievo (come ad esempio la Venere di Laussel – Dordogna).

La loro particolarità risiede nel fatto che, hanno caratteristiche femminili ma gli arti e il volto sono solo appena accennati o mancano completamente. Alcune statuette hanno la particolarità dell’acconciatura dettagliata come la Venere di Brassempouy e la Venere di Renancourt.

Vediamo ora nel dettaglio le maggiori scoperte per quanto riguarda questo tipo di statuette antropomorfe.

Venere di Hohle Fels

La Venere di Fels, è stata rinvenuta nel 2008, nelle omonime grotte della Germania sud-occidentale. Risalente forse al 35.000 a.C. (ma potrebbe essere ancora più antica) viene considerata la prima rappresentazione di un corpo umano giunta fino a noi, oltre che una delle sculture più antiche del mondo.

È ricavata da una zanna di mammut e rappresenta una figura femminile priva di testa (al cui posto, al di sopra delle spalle, è ricavato un piccolo anello), con fianchi, seni, pancia e genitali molto pronunciati. Le braccia sono corte e le mani appoggiate al ventre. Alcune linee orizzontali distinte dai ricercatori che si delineano su tutto il corpo della venere potrebbero richiamare un vestito o un drappeggio.

Venere di Renancourt

Risalente a 23000 anni fa e ritrovata nel sito di Renancourt in Francia, è realizzata in gesso e presenta un’acconciatura dettagliata con capelli incisi in uno schema a griglia. La venere appartiene ad una serie di statuette (quindici in tutto) anch’esse ritrovate nello stesso sito nel corso di uno scavo archeologico.

Alta 4 cm, presenta volumi sui glutei sulle cosce e nei seni. Le braccia appena delineate, il volto è raffigurato privo di connotati. Questa scultura si inserisce perfettamente in un canone estetico di tradizione stilistica gravettiana che include le Veneri di Lespugue e Willendorf.

Venere di Willendorf

Risalente al 23000-19000 a.c. fu rinvenuta nel 1908 in un sito archeologico del Paleolitico presso Willendorf in Der Wachau in Austria.

Questa figura di donna dai tratti fisici opulenti e pronunciati si colloca all’interno del culto della madre terra e del femminile e rimanda ad un ideale di prosperità fertilità e capacità della donna di poter dar seguito alla vita nel suo eterno rinnovarsi. Di fatto la simbologia delle cosiddette veneri paleolitiche rimane un mistero.

Venere di Lespugue

Venere di Lespugue ritrovata nella grotta di Les Rideaux nel 1922 vicino al villaggio di Lespugue nei Pirenei in Haute-Garonna, risale a circa 25000 anni fa.

Questa venere, è un tutto tondo armonico, con forme sferoidi che alludono al ventre, alle cosce, ai glutei, alla testa. Grazie alla forma delle sue natiche sporgenti, questa venere viene anche chiamata steatopigia (dal greco stèatos, ‘grasso’, e pygè, ‘natica’). Costruita da un pezzo di avorio è alta 15 cm, ma, come spesso accade a manufatti così antichi, è stata rovinata durante il ritrovamento.

Venere di Brassempouy

Chiamata anche La dame à la capuche (la signora con il cappuccio o Signora di Brassempouy) è una delle scoperte più belle mai fatte. Ricavata da un frammento di avorio, è risalente a 25000 anni fa.

Scoperta a Brassempouy in in Francia nel 1892-94, è la più antica rappresentazione con tratti realistici di un volto umano. Purtroppo incompleta a noi è giunta solo la testa, scolpita in avorio di mammut dell’altezza di circa 3,5 centimetri.

Venere di Savignano sul Panaro

Ritrovata a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena (Italia). Il ritrovamento è del 1925, ma, sfortunatamente il modo in cui è stata trovata non ha permesso un’analisi approfondita della stratificazione e dell’ambiente circostante.

Misura oltre 20 centimetri ed è scolpita su un pezzo di serpentino tenero. Come si può notare è rappresentata in piedi, la testa non ha particolari anatomici interessanti, fortemente stilizzata, la testa si unisce al tronco senza collo ne spalle.

I seni voluminosi, ventre sporgente, è ben riconoscibile l’ombelico. La statuetta è caratterizzata da una marcata simmetria longitudinale e bilaterale.

Venere di Laussel

La Venere di Laussel rappresenta rispetto alle altre appena descritte, un’eccezione poichè scolpita come bassorilievo e non a tutto tondo e successivamente dipinta con ocra rossa.

Alta circa 46 cm, si stima che abbia circa 20000 anni. Venne scoperta da G. Lalanne, medico che si trovava nei pressi del fiume Beune, in Dordogna, non distante dalla grotta di Lascaux, viene trovata nel 1911.

Venere dei Balzi Rossi

Creata su pietra ollare (steatite traslucida tra il colore giallo e marrone) viene conosciuta con il nome di “Venere di Grimaldi” (comune italiano posto al confine con la Francia) o “Venere di Mentone” (comune Francese posto al confine con l’Italia) per la località dove è stata ritrovata, la grotta Barma Grande nel complesso dei Balzi Rossi., viene datata a circa 18.000 a.C.

La testa della statuetta è ovale, senza lineamenti particolareggiati, mancano completamente le braccia, mentre le gambe sembrano interrotte e probabilmente mancano pezzi che sono andati dispersi. Diverse tracce di ocra sono state trovate  intorno al collo, tra i seni e tra le gambe.

Venere di Dolnì Vestonice

La Venere di Dolní Věstonice viene datata tra 29.000 e 25.000 anni fa.

E’ stata ritrovata nel sito di Dolní Věstonice (Repubblica Ceca), insieme ad altre figurine di animali e più di 2000 palline di argilla cotta. Si pensa che questo reperto sia il più antico manufatto in ceramica conosciuto al mondo, fu realizzata, infatti, con una creta cotta.

Simbologia

Come mai quindi queste statuette venivano scolpite in questo modo? Tante le teorie che si possono leggere i rete o su riviste e articoli.

La più famosa e la più diffusa è che si tratti di idoletti della fecondità legate a qualche rituale magico-religioso o propiziatorio per il raccolto o la continuità della specie nella prole.
Ma le scoperte più recenti hanno portato al rinvenimento di questi reperti anche all’interno di luoghi sacri, con funzioni di tempio o santuario, ne è un esempio la Venere di Laussel.

Secondo altri studiosi, le veneri preistoriche possono essere collegate al culto degli antenati, nel quale la fecondità poteva essere considerata un valore primario nella sacralità della famiglia e della tribù. Quest’ultima ipotesi deriva dai ritrovamenti di alcune statuette all’interno di capanne, e vicino ai focolari, come se fossero idoli posti a protezione della vita e dell’ambiente domestici.

Il Paleo Blog

Contenuti approfonditi sull’evoluzione della vita sulla Terra ed in particolare sull’evoluzione dell’uomo.

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