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Evoluzione umana

Le sepolture

La conservazione delle testimonianze archeologiche nel terreno è in stretta relazione con i processi antropici e naturali in senso lato (fisici o biologici) che ne hanno determinato il seppellimento ma anche con gli eventi che hanno successivamente interessato il deposito stesso.

In natura, sappiamo che qualsiasi tipo di materiale si può conservare in condizioni ambientali particolari, però i resti inorganici si conservano molto più facilmente rispetto a quelli organici.

Quindi possiamo dire che ossa e pietre si conservano molto meglio di pelli e legno che sono maggiormente deperibili. É questo il caso delle sepolture che, se non in qualche caso in cui vengono disgregate da processi post-deposizionali quali, scavi di età medievali per fossati e simili, si conservano abbastanza bene.

Le prime sepolture

La sepoltura è una tappa fondamentale nella storia dell’uomo. I primi ritrovamenti li dobbiamo alle popolazioni musteriane che hanno popolato il vecchio mondo all’incirca 100.000 anni fa.

Tutte le classi d’età sono rappresentate, dai feti fino agli anziani. Il “vecchio” della Chapelle-aux-Saints, morto ad un’età di circa 50 anni, è sicuramente uno dei più anziani tra i Neandertaliani inumati.

Uno degli aspetti più caratteristici è l’associazione delle sepolture ai luoghi d’abitato, particolare abbastanza evidente quando lo scavo della fossa, come a Kébara, taglia una successione di focolari ben stratificati.

Due casi particolari meritano di essere segnalati: quello di Ferrassie, dove nella stessa fossa sono stati rinvenuti i resti di un bambino molto giovane e di un feto, e quello di Qafzeh in cui è stata ritrovata una donna in posizione supina, con ai piedi i resti, disposti perpendicolarmente, di un bambino di circa sei anni.

ho coperto le nudità del vecchio della Chapelle-aux-saints con un gonnellino simpatico per strapparvi un sorriso!

PALEOLITICO SUPERIORE

Nel Paleolitico superiore compaiono, in Europa, le prime sepolture accompagnate da ampi corredi funerari. Queste si trovano talvolta isolate, in altri casi raggruppate negli stessi siti abitati. Sono documentati anche casi di sepolture bisome e trisome.

La presenza di ricchi corredi funerari sembra suggerire l’esistenza, a partire da questo periodo, di differenziazioni sociali all’interno del gruppo, forse legate alle funzioni di tipo rituale rivestite da alcuni individui. L’analisi di corredi appartenenti a sepolture diverse suggerisce, in alcuni casi, l’appartenenza degli individui allo stesso gruppo.

Le prime sepolture attribuite all’uomo moderno in Europa sono quelle rinvenute nel sito eponimo di Cro-Magnon, datate all’Aurignaziano. Si tratta di cinque individui associati a circa 300 conchiglie importate dall’Atlantico. Appartengono sempre all’Aurignaziano le impronte di corpi (prive di ossa, così conservate per un processo eccezionale di fossilizzazione) conservate nella Cueva Morin, in Cantabria, ricoperte da una sorta di tumulo e le sepolture di Mladec, in Moravia, riferibili a circa 10 individui.

I morti hanno spesso abiti decorati e ricchissimi di ornamenti e a volte sono cosparsi di ocra colorata. Inoltre le tombe presentano offerte di cibo o oggetti, come strumenti in selce, statuine, armi e altri oggetti intagliati il cui uso non sempre è chiaro e, forse, ha una funzione puramente rituale.
Le fosse che ospitano queste sepolture sono state scavate appositamente e i corpi sono deposti sdraiati o, in alcuni rari casi, rannicchiati.

Le tombe sapiens del Paleolitico superiore in Europa giunte fino a noi sono abbastanza numerose: una cinquantina in tutto.
Sono due le zone europee che ne ospitano di più: la Repubblica Ceca (in particolare in Moravia) e l’Italia; vi sono poi stati ritrovamenti in Francia, Inghilterra, Portogallo e Russia.

SEPOLTURA DI SUNGHIR (RUSSIA)

La sepoltura di Sunghir, sito russo datato a circa 27000 anni fa, ospita una tomba con una coppia di ragazzi composta da una bambina di circa 9-10 anni e un ragazzo di 12-13 anni: i due corpi sono distesi uno accanto all’altro, testa contro testa, e presentano un corredo funerario ricchissimo.

I due corpi erano probabilmente abbigliati con vestiti erano decorati con migliaia di perline di avorio di mammut.
Sono presenti bracciali e ornamenti di vario genere sempre in avorio, tra cui un grande punteruolo posto sul petto di ciascuno che probabilmente aveva la funzione di chiusura del sudario in cui era avvolto ciascun corpo. Altri oggetti ritrovati accanto ai corpi sono: dischi di avorio traforato e lunghe punte di avorio, probabilmente denti di narvalo.

Sempre nello stesso luogo, è presente la sepoltura di un uomo anziano, di ben 60 anni, che rappresenta un record per l’anzianità del Paleolitico. L’uomo è stato deposto supino con le braccia incrociate sul petto ed il corpo coperto di ocra rossa. Anche in questo caso ritroviamo un corredo funebre abbastanza ricco composto da: ossa con incisioni, manufatti litici, decori creati con denti atrofici di cervo e perle d’avorio, bracciali e pendagli, un ricco copricapo e una serie di oltre 3000 dischi di osso e avorio.

LO SCIAMANO DI BRNO

L’anziano di questa tomba presenta alcune caratteristiche insolite la più eccitante delle quali risiede nel corredo funebre. Anche qui troviamo una varietà di oggetti: conchiglie, dischetti di vari materiali privi di fori di sospensione, una bacchetta in avorio di dubbia provenienza. Inoltre all’interno della sepoltura vi era una figura umana in avorio di circa 20 cm che probabilmente rappresentava una marionetta.

L’eccezionale scoperta è insolita perchè ogni oggetto ritrovato nel corredo funebre ha solamente una funzione decorativa, per questo si presuppone che l’uomo anziano deposto fosse uno sciamano.

IL GIOVANE PRINCIPE

Una delle sepolture più conosciute e meglio conservate in Italia è costituita da quella del giovane Principe, nella Grotta delle Arene Candide, in Liguria.

Il corpo appartiene ad un ragazzo adolescente di circa 15 anni, che è stato soprannominato “il principe” per il ricchissimo corredo funerario presente.

La testa del ragazzo appare coperta da centinaia di conchiglie, gusci di ricci di mare, denti di cervo e pendenti d’avorio.
Il busto è cinto da una sorta di armatura fatta di corni d’alce, originariamente tenuti insieme da un laccio di pelle, mentre sulle ginocchia vi sono pendenti d’avorio di grandi dimensioni. Nella mano destra stringe una lama di selce di 25 cm.

I materiali di molti degli oggetti e delle decorazioni trovate in questa sepoltura vengono da lontano: in particolare l’avorio (raro in Italia) e la selce vengono dall’attuale Francia.


Probabilmente il giovane ragazzo è morto con una morte violenta, questo perchè alla sepoltura manca parte della mandibola e delle ossa della spalla sinistra.

LA DAMA DEL CAVIGLIONE

Sempre proveniente dal complesso dei Balzi Rossi in Liguria, nel 1872, venne portata alla luce all’interno della Grotta del Caviglione, una sepoltura attribuita inizialmente ad un uomo adulto del Paleolitico superiore, denominato “uomo del Mentone”. Solo nel 2016, dopo studi approfonditi, gli studiosi capirono che quella sepoltura era attribuibile ad una donna, che venne denominata “dama del Caviglione”. Datata a circa 24000 anni fa, morì all’età di 37 anni. Il suo cranio era ricoperto con piccolissime conchiglie marine e denti atrofici di cervo. Lo scheletro era deposto sul fianco sinistro in posizione fetale, con due punte di freccia e un grosso osso forato posto sul petto ad indicare forse una collana. All’interno della sepoltura vennero ritrovate abbondanti tracce di ocra rossa tipico delle sepolture paleolitiche.

I NEGROIDI

Ritrovati nel complesso delle Grotte Liguri che restituirono anche il Giovane Principe e la Dama del Caviglione, all’interno della Grotta dei Fanciulli venne ritrovata una straordinaria sepoltura che conteneva una donna anziana con un braccialetto di conchiglie marine e un adolescente di circa 15-17 anni che presentava un copricapo costituito da quattro file di conchiglie marine.

Ritrovati in posizione rannicchiata con le teste protette da una serie di pietre, i due corpi presentano caratteristiche uniche, rispetto alle altre sepolture dei Balzi Rossi, come: minore statura (1.59 la donna ed 1.56 il ragazzo) ed una differente morfologia del cranio (più simile alle razze negroidi).

Per un periodo limitato di tempo si parlò addirittura di una nuova specie detta “razza Grimaldi”. Successivamente, grazie ad alcuni studi degli anni 60, venne dimostrato come i due corpi non avevano caratteristiche differenti dagli altri inumati, semplicemente erano più antichi, riferibili infatti al periodo gravettiano.

MESOLITICO

Anche le sepolture mesolitiche rivelano una grande diversità e complessità.

In ambito europeo l’aumento di necropoli, ubicate soprattutto in ambiti costieri, mette in evidenza l’incremento demografico che accompagna questo periodo e l’innescarsi, in alcune aree, di un lento processo di sedentarizzazione.

Per quanto riguarda l’Italia si registra il ritrovamento di un’unica necropoli (grotta dell’Uzzo presso Trapani) da cui provengono 12 scheletri e di soli altri cinque rinvenimenti isolati, tre dei quali situati fra Veneto e Trentino (riparo di Mondeval de Sora, Vatte di Zambana, Mezzocorona).

La maggior parte delle sepolture note sono individuali mentre più rare sono quelle multiple. I defunti sono prevalentemente deposti supini anche se non mancano rari casi di deposizione di defunti seduti; le os- sa sono state sottoposte in alcuni casi a particolari riti.

Gli oggetti ornamentali (soprattutto conchiglie marini e denti forati) sono abbastanza frequenti. Questi si accompagnano talvolta ad elementi di corredo che fanno riferimento ad oggetti di uso quotidiano del defunto (manufatti in osso, palco di cervo, nuclei e strumenti in selce). Fra le sepolture europee di questo periodo una delle più ricche e meglio conservate è quella di Mondeval de Sora sulle Dolomiti Bellunesi.

Della sepoltura di Mondeval de Sora, ve ne parlerò in un articolo dedicato poichè, è stato oggetto della mia tesi di Laurea Triennale, e merita davvero una menzione a sè.

Evoluzione umana

La cronologia

Il concetto di cronologia, nella preistoria ed in generale, fa riferimento sia al succedersi degli avvenimenti nel tempo, sia ai diversi metodi che permettono di ricostruire tale sequenza.

Grazie allo studio sulle cronologie del passato, oggi siamo in grado di datare reperti provenienti da diversi periodi storici e preistorici con le datazioni (ne parleremo meglio nei prossimi articoli).

Per il periodo preistorico possiamo dire che, lo schema cronologico, è abbastanza complesso. Le fasi cronologiche all’interno delle ere vengono scandite da avvenimenti, a livello ambientale, importanti (come ad esempio le glaciazioni). All’interno delle fasi di un’era si riconoscono diverse cronologie culturali alle quali si fanno corrispondere diverse associazioni faunistiche. Partiamo con ordine, dall’inizio delle ricerche.

Fin dal secolo scorso i ricercatori hanno avvertito la necessità di riferire i ritrovamenti paleolitici ad uno schema cronologico per poterli studiare sotto una prospettiva temporale.

Nel 1872, Gabriel de Mortillet, stabilì una successione delle entità tassonomiche del Paleolitico indicandone per ciascuna i manufatti caratteristici (fossili-guida) e la corrispondente associazione a mammiferi.

Per quanto riguarda il periodo preistorico, l’inizio della Preistoria, convenzionalmente, si fa corrispondere con la comparsa delle prime manifestazioni culturali, a partire da almeno 2.500.000 anni fa; sul piano della cronologia geologica, abbraccia invece l’ultima fase dell’Era terziaria corrispondente al Pliocene e tutta l’era Quaternaria (composta a sua volta da due periodi: Pleistocene e Olocene).

Per stabilire il limite tra Pliocene e Pleistocene gli autori hanno proposto vari criteri climatici o paleontologici. Al congresso dell’Associazione Internazionale per lo studio del Quaternario di Christchurch, nel 1973, il limite venne fissato attorno a 1.800.000 anni fa, in corrispondenza del deterioramento climatico messo in evidenza nel Mar Mediterraneo dalla comparsa di ospiti freddi nelle faune marine.

Il Pleistocene viene a sua volta ripartito in:

  • inferiore,
  • medio,
  • superiore.

Il limite tra Pleistocene inferiore e medio è stato fissato, ancora una volta, al congresso di Christchurch, attorno a 700.000 anni fa: questo momento corrisponde a una importante inversione del polo magnetico terrestre (limite Matuyama – Bruhnes) e all’inizio di una fase climatica temperata corrispondente al piano Cromeriano.

Per il limite tra Pleistocene medio e superiore si fa riferimento alla fine del Glaciale di Riss attorno a 120.000 anni fa.

Il termine Quaternario viene citato la prima volta da J. Desnoyer nel 1829 per definire depositi marini precedenti ai terrazzi terziari del bacino parigino. Successivamente, nel 1833, H. Reboul pubblica la prima “Geologia del Quaternario” così, nel1834, Charles Lyell, propone il termine Pleistocene per definire, invece, il periodo nel quale vengono collocate le principali glaciazioni. P. Gervais, nel 1967, crea il termine Olocene per indicare l’epoca postglaciale.

Una menzione va fatta per l’ultima fase del Pleistocene superiore che è nota anche come Tardiglaciale. In questo periodo sviluppatosi tra 15.000 e 10.000 anni fa, si verifica un rapido cambiamento climatico ed ambientale da condizioni glaciali ad interglaciali.

La periodizzazione del Tardiglaciale utilizzata correntemente, individua le fluttuazioni verificatesi in questo periodo sulla base di analisi paleobotaniche effettuate su sequenze lacustri del Nord Europa; ciò ha permesso di individuare cinque diverse cronozone che interessano l’intervallo cronologico compreso, in termini di datazioni convenzionali, tra circa 15000 e 10000 anni B.P.: Dryas I (14.900-13.000 B.P.), Bølling (13.000-12.000 B.P.), Dryas II (12.000-11.700 B.P.), Allerød (11.700-10.900 B.P.) e Dryas III (10.900-10.200 B.P.), laddove le zone a Dryas in- dicano gli stadi a clima freddo.

Anche l’Olocene è caratterizzato da numerose fluttuazioni climatiche che interessano la temperatura e l’umidità (Preboreale, Boreale, Atlantico, Subboreale, e Subatlantico).

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